Lo specchio per l'eroe
Questo testo, scritto nel marzo del 1999, lo riprendiamo dagli archivi non per nostalgia, ma come tappa importante della nostra maturazione politica. Il suo messaggio principale coglie nel segno anche oggi: è tempo di "guardarsi allo specchio" e di assumersi la responsabilità organizzativa in prima persona. Restiamo convinti che sia inutile attendere che le masse "maturino" da sole, o giustificare la propria inazione con le macchinazioni degli avversari e le circostanze storiche. Il nostro rifiuto delle alleanze velenose con i nazionalisti, l'aspirazione a unire le forze con gli internazionalisti di tutto il mondo e l'appello a smettere di usare le opere dei classici come citazioni comode per l'una o l'altra occasione restano il nostro fondamento immutato. Certo, nel frattempo il capitalismo ha compiuto un salto qualitativo nell'era digitale e delle piattaforme. È cambiato anche il proletariato stesso: la rigida divisione tra operai di fabbrica e "intellighenzia teorizzante" si è dissolta. Il rider, l'operaio di fabbrica, il programmatore o l'insegnante sono allo stesso modo alienati dai risultati del proprio lavoro. Ai volantini davanti ai cancelli delle fabbriche si è aggiunta la complessa lotta per l'attenzione in un campo informativo sovrasaturo, ma la sostanza del nostro lavoro è rimasta la stessa.