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Programma

La questione nazionale, l’imperialismo e la rivoluzione comunista - Parte I

La prima parte del nostro ciclo di articoli riprende, chiarisce e sviluppa la posizione sulla questione nazionale esposta nel Manifesto della nostra organizzazione. Liberando il concetto di “nazione” dalla mistica borghese e dalle illusioni di un presunto interesse al di sopra delle classi, ne ricostruiamo la rigorosa evoluzione storica, dalla formazione del capitalismo fino alla sua totale putrefazione. Al centro di questa parte vi è l’analisi degli spostamenti tettonici senza precedenti avvenuti nella struttura economica mondiale. Esaminiamo nel dettaglio la risoluzione definitiva della questione agraria in senso capitalistico, la trasformazione delle ex colonie in anelli organici della catena imperialista e la formazione di una colossale armata industriale di riserva (sovrappopolazione relativa) nel “Sud globale”. Attraverso l’analisi di questi processi dimostriamo che oggi la base materiale dei movimenti nazionali borghese-democratici è ormai esaurita e che le barriere e le gerarchie nazionali tuttora esistenti servono esclusivamente a dividere artificialmente, subordinare politicamente e supersfruttare il proletariato mondiale.

Teoria Estratti dai classici

 Lettere di Friedrich Engels sul materialismo storico

Le lettere di Engels a Schmidt, Bloch, Mehring e Borgius, pubblicate di seguito, sono tra i testi più noti della tradizione marxista: sono state più volte citate, analizzate e incluse nelle antologie. Non le pubblichiamo perché contiamo di comunicare al lettore qualcosa di nuovo: la ragione è un’altra. I materiali di questo numero – dall’articolo sugli involucri politici del capitalismo fino al saggio sulle sconfitte dei decenni tra le due guerre mondiali – si scontrano ripetutamente con la stessa questione metodologica: come si rapporta la base di una formazione economico-sociale con la sovrastruttura, la lotta politica, le ideologie e la volontà degli attori storici? Come evitare, in questo ambito, due errori opposti: lo schematismo volgare secondo cui “l’economia decide tutto” e il pluralismo senza spina dorsale secondo cui “tutto influisce su tutto”? Sono proprio queste lettere di Engels a svelare l’essenza di entrambi gli errori. Tale spiegazione è formulata con una chiarezza che si incontra di rado nella letteratura contemporanea di autori che si definiscono marxisti. Nei loro confronti è opportuno ripetere le parole di Marx: «So solo una cosa, che non sono marxista». Abbiamo ritenuto opportuno richiamare l’attenzione su queste lettere di Engels proprio ora, quando un lavoro teorico coscienzioso finisce di continuo per affogare o nel meccanicismo dei dottrinari, o nell’empirismo di coloro che, temendo il dogma, rinunciano del tutto a cercare una regolarità dietro l’accumulo dei fatti. Engels scrisse queste lettere contro la medesima tentazione: quella di trasformare il materialismo storico in uno «strumento per costruire sistemi» anziché in una «guida per lo studio». È una tentazione ben nota anche ai marxisti odierni, compresi quelli che si ritengono sinceramente estranei a ogni dogmatismo. Invitiamo il lettore a tornare a queste pagine non come a un reperto da museo, ma come a uno strumento di lavoro: lo stesso che abbiamo cercato di utilizzare lavorando ai materiali di questo numero.

Programma

Anatomia dell’alienazione globale: Il limite fisiologico del capitale e i compiti dell’avanguardia comunista

Nella parte precedente del nostro lavoro abbiamo messo a nudo l’anatomia politico-economica del capitalismo contemporaneo: abbiamo mostrato come il sistema, per salvarsi dalla caduta del saggio di profitto, ha costruito una catena di montaggio planetaria dello sfruttamento, un vero e proprio sweating system globale, mascherandola da “gig economy”. In questa parte passiamo dalla struttura al fattore soggettivo. Esaminiamo come questa macchina spietata macini la forza-lavoro viva, portando la classe all’esaurimento fisiologico, e come produca una falsa coscienza attraverso l’atomizzazione e il feticismo della merce. La consapevolezza di questi processi ci impone l’unica via d’uscita storica: la rottura con il riformismo e la necessità di forgiare un’avanguardia indipendente per una lotta di classe senza compromessi.

Politica internazionale Commento

Spettacolo diplomatico e distruzione delle forze produttive: cronaca della spartizione autunnale

Le sanzioni come merce Una Yalta senza Yalta Il denaro al posto della coercizione La guerra contro le infrastrutture Mar Nero: la polizza assicurativa come arma Il lavoratore nell’economia altrui Ucraina: tra fornitori e acquirenti Quali conclusioni trarne?

Storia

Lezioni della sconfitta: Cause oggettive dell’isolamento e della controrivoluzione - Parte II

Nella prima parte del nostro saggio storico abbiamo analizzato le dure condizioni materiali in cui si trovò la rivoluzione isolata in Russia: la devastazione totale, il collasso dell’industria, le rivolte contadine e l’enorme pressione dell’elemento spontaneo piccolo-borghese. La catastrofe economica, tuttavia, costituiva soltanto la base della tragedia che si stava sviluppando. Le condizioni oggettive insormontabili colpirono direttamente la classe egemone della rivoluzione e la sua avanguardia di partito, alterandone la natura.

Programma

Gli involucri politici del capitalismo nello stadio imperialistico: Un saggio di analisi storico-materialistica

La politica borghese contemporanea offre il quadro di una crisi sempre più profonda della democrazia borghese. Dalla paralisi dei parlamenti europei e dalla dittatura di banche centrali che nessuno ha eletto, fino alla trasformazione delle campagne elettorali in grotteschi spettacoli mediatico-finanziari – le tradizionali istituzioni democratico-borghesi vengono rapidamente svuotate. I commentatori liberali constatano con smarrimento una “crisi delle istituzioni”, l’ondata di demagoghi o la “memizzazione” della politica, confidando invano nel ritorno a un’“età dell’oro” dei compromessi interclassisti. Ma dietro questo caleidoscopio di fatti empirici frammentari si nasconde uno spostamento fondamentale nei meccanismi stessi del dominio di classe. L’articolo che proponiamo costituisce un tentativo di analisi marxista di come si trasforma l’involucro politico del capitalismo nello stadio dell’imperialismo maturo, specialmente in condizioni di crisi strutturale. Respingendo tanto il volgare determinismo economico quanto il superficiale empirismo della politologia borghese, condurremo passo dopo passo il lettore attraverso quattro livelli di analisi: dai fondamenti teorico-metodologici del marxismo ai mutamenti essenziali della macchina statale e, infine, alle loro manifestazioni fenomeniche nella realtà politica della seconda metà degli anni Venti del Duemila. Il nostro compito non è la contemplazione accademica, ma portare la massima chiarezza politica. Per costruire un nuovo partito comunista mondiale capace di spezzare la macchina statale del capitale, la classe operaia deve anzitutto strapparle maschere “democratiche” e imparare a chiamare le forme attuali della dittatura borghese con i loro veri nomi di classe.

Storia Commento

L’Internazionale Comunista e la questione palestinese

Il presente articolo è stato scritto tre anni fa, sulla scia dei tragici eventi del 7 ottobre 2023. È stata proprio quell’escalation di violenza senza precedenti in Medio Oriente a dare l’impulso per esaminare le radici storiche del conflitto e analizzare la questione palestinese dal punto di vista dell’internazionalismo proletario. L’importanza di questo lavoro oggi, a tre anni di distanza, è solo aumentata. Gli anni trascorsi di spargimenti di sangue, distruzioni e giochi “geopolitici” senza fine hanno ampiamente dimostrato che il nazionalismo borghese – sia nella forma del sionismo che in quella del jihadismo – conduce le masse proletarie in un vicolo cieco. Esso funge da eccellente strumento nelle mani dell’imperialismo mondiale, che continua ad aizzare i popoli l’uno contro l’altro per mantenere il proprio dominio nella regione. L’esperienza storica dei dibattiti degli anni 20, descritta nell’articolo, ci ricorda la cosa più importante: la vera emancipazione dei lavoratori salariati è irraggiungibile all’interno di un paradigma nazionalista. Solo la lotta di classe comune del proletariato arabo ed ebraico contro i propri oppressori e contro i burattinai imperialisti di ogni sorta è in grado di spezzare il circolo vizioso dell’odio. Oggi, questo appello internazionalista del Comintern non suona come uno slogan d’archivio, ma come l’unica strategia possibile e di vitale importanza per l’emancipazione della classe operaia.

Storia Commento

Le convulsioni d’ottobre del capitale mondiale

Attraverso il frastuono informativo dell’ottobre 2026, il pensiero borghese è capace di scorgere soltanto il caos. Ma questo caos è solo un’apparenza: dietro le manovre diplomatiche, le crisi di governo e le repressioni poliziesche si nasconde la medesima fisiologia della crisi strutturale del capitalismo.

Politica internazionale

Rassegna internazionale: luglio 2026

Il mondo del 2026 è in bilico sull’orlo di una catastrofe a tutto campo. Mentre gli analisti borghesi, i think tank e la stampa liberale scaricano la cascata di guerre regionali, il collasso delle catene logistiche e i default sovrani su casuali “rischi geopolitici” o su errori di singoli governi, la meccanica reale della crisi resta nascosta dietro la facciata dei bollettini di borsa. La rassegna internazionale che presentiamo alla vostra attenzione è un tentativo di strappare questo velo ideologico. Questo testo è necessario a chiunque sia stanco del disorientamento informativo e voglia comprendere non i sintomi superficiali, bensì le cause fondamentali, materiali, della follia in corso, nella quale le bolle multitrilionarie dell’intelligenza artificiale convivono organicamente con le rovine delle città bombardate. Facendo leva sul rigoroso apparato categoriale dell’economia politica marxista, conduciamo una dissezione spietata dell’imperialismo contemporaneo. L’articolo dimostra passo dopo passo il vicolo cieco strutturale del sistema: dall’inesorabile caduta del saggio di profitto e dal serrarsi del cappio del debito globale ai disperati tentativi del capitale di cercare salvezza nella militarizzazione dello spazio e nel dittato algoritmico totale. Vedrete come le leggi oggettive dell’accumulazione e della sovrapproduzione, descritte da Marx e Lenin, operino oggi – nell’epoca dei data center, delle valute digitali (CBDC) e della realtà programmabile. Tuttavia questo testo non è una profezia fatalistica sulla fine del mondo, bensì una guida politica all’azione. Il lettore vi troverà non soltanto la diagnosi del sistema statale-monopolistico agonizzante, ma anche una risposta chiara alla domanda “Che fare?”. In un’epoca in cui gli opportunisti invitano la classe operaia a scegliere il “male minore” tra i predatori imperialisti, questa rassegna riporta il movimento operaio al proprio compito storico principale – la necessità di forgiare il partito rivoluzionario della propria avanguardia, capace di spezzare la macchina statale borghese e di arrestare la barbarie incombente.

Programma

La trasformazione del movimento operaio dopo il 1968

Il testo che presentiamo all’attenzione del lettore costituisce soltanto una breve introduzione a una serie di articoli. Per questa ragione ha un carattere generale, teorico-espositivo. Nello scriverlo non abbiamo inteso condurre un’analisi dettagliata di singoli scioperi, bensì tracciare un abbozzo di quella mappa politico-economica sulla quale il proletariato mondiale, errando e sbagliando, si muoveva nell’ultimo mezzo secolo.

Programma

Anatomia dell’alienazione globale: Economia politica della crisi strutturale e il mito del postindustrialismo

Il capitalismo contemporaneo è giunto a una soglia storica, dietro la quale si cela uno sfruttamento di portata senza precedenti, mascherato da progresso tecnologico. In questa parte della nostra ricerca analizziamo la struttura politico-economica dell’economia globale. Il nostro obiettivo è decostruire i miti borghesi della “società postindustriale”, dell’“economia della conoscenza” e della “deindustrializzazione”, nonché indagare i meccanismi matematici e strutturali attraverso i quali il capitale rallenta l’azione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto mediante l’espansione spaziale e la radicale dequalificazione del lavoro. Senza una comprensione rigorosa di questi spostamenti economici oggettivi è impossibile elaborare una strategia corretta di lotta di classe.

Programma

Lo specchio per l'eroe

Questo testo, scritto nel marzo del 1999, lo riprendiamo dagli archivi non per nostalgia, ma come tappa importante della nostra maturazione politica. Il suo messaggio principale coglie nel segno anche oggi: è tempo di "guardarsi allo specchio" e di assumersi la responsabilità organizzativa in prima persona. Restiamo convinti che sia inutile attendere che le masse "maturino" da sole, o giustificare la propria inazione con le macchinazioni degli avversari e le circostanze storiche. Il nostro rifiuto delle alleanze velenose con i nazionalisti, l'aspirazione a unire le forze con gli internazionalisti di tutto il mondo e l'appello a smettere di usare le opere dei classici come citazioni comode per l'una o l'altra occasione restano il nostro fondamento immutato. Certo, nel frattempo il capitalismo ha compiuto un salto qualitativo nell'era digitale e delle piattaforme. È cambiato anche il proletariato stesso: la rigida divisione tra operai di fabbrica e "intellighenzia teorizzante" si è dissolta. Il rider, l'operaio di fabbrica, il programmatore o l'insegnante sono allo stesso modo alienati dai risultati del proprio lavoro. Ai volantini davanti ai cancelli delle fabbriche si è aggiunta la complessa lotta per l'attenzione in un campo informativo sovrasaturo, ma la sostanza del nostro lavoro è rimasta la stessa.

Programma Estratti dai classici

Eccesso di capitale e sovrappopolazione

Nell’epoca in cui si diffonde l’illusione del dominio delle reti neurali, e le transazioni finanziarie si compiono in frazioni di secondo, il frammento del III volume del “Capitale” pubblicato qui di seguito non si presenta come un reperto storico, bensì come una sezione anatomica spaventosamente precisa dell’oggi. Se il pensiero borghese addossa le crisi a "shock esterni”, Marx mette a nudo il paradosso fondamentale del sistema: la contemporanea esistenza di capitale eccedente e di popolazione eccedente. Egli dimostra che la crisi non è la conseguenza di un’eccedenza fisica di beni per l’umanità, bensì un vicolo cieco matematico, in cui masse gigantesche di lavoro oggettivato perdono la capacità di produrre un saggio di profitto sufficiente, spingendo l’economia verso avventure speculative e bolle creditizie. «Senza teoria rivoluzionaria non c'è movimento rivoluzionario», recita l’assioma del primo marxista russo, Plechanov. Se si riduce la contraddizione fondamentale del capitalismo ai problemi di una “distribuzione ingiusta”, la risposta sarà un riformismo senza via d’uscita. Ma la scienza oggettiva di Marx non lascia illusioni: il capitalismo è in grado di ripristinare il proprio saggio di profitto soltanto attraverso la distruzione barbarica dei valori accumulati – fallimenti di massa, svalutazione del lavoro e guerre imperialiste. Occorre rivolgersi alla fonte primaria, per seguire poi come la logica ferrea di Marx si faccia la strada attraverso le contraddizioni tecnologiche e sociali del XXI secolo.

Programma

Anatomia della putrefazione: Dalla matematica della crisi alla guerra mondiale. Perché il capitalismo non ha futuro

Il presente articolo costituisce un’analisi marxista dell’attuale fase di putrefazione del sistema capitalistico globale. Sullo sfondo del trionfo illusorio delle tecnologie digitali, dell’intelligenza artificiale e della logistica algoritmica, l’economia mondiale sprofonda in un abisso di debiti, stagnazione e crescenti conflitti interimperialistici. Per mettere a nudo le vere radici di questo paradosso – in cui uno sviluppo mai visto delle forze produttive genera una catastrofe sociale – occorre respingere le spiegazioni superficiali dell’economia politica borghese e rivolgersi al nucleo fondamentale del marxismo: la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto. Ripercorrendo lo sviluppo del pensiero marxista attraverso il prisma delle aspre discussioni teoriche del Novecento – dall’analisi della critica leniniana-buchariniana alle teorie del sottoconsumo di Rosa Luxemburg, fino alla matematica del crollo di Henryk Grossman – il testo dischiude la dialettica oggettiva del capitale. L’articolo dimostra in modo sistematico che la finanziarizzazione totale, il sovrasfruttamento delle piattaforme e l’attuale escalation militarista non sono deviazioni casuali dalla norma, bensì meccanismi convulsivi e barbarici di salvataggio del sistema dalla sovraccumulazione assoluta. Il capitalismo non crollerà automaticamente per mancanza di mercati, ma la sua matematica interna pone l’umanità di fronte a un ultimatum storico ineludibile: o la distruzione rivoluzionaria e cosciente del capitalismo, oppure lo sprofondamento del mondo in una carneficina globale.

Programma

L'approccio alla questione partito

Uno dei motivi per cui questo articolo venne scritto, forse il principale, è stato quello di indicare quale sarebbe stato il ruolo di un partito rivoluzionario, qualora ci fossa stato in Inghilterra, durante lo sciopero dei minatori che, ricordiamolo, è stato l’evento di lotta di classe più importante negli anni 80 e 90 prima del crollo del falso socialismo in URSS. Infatti le indicazioni politiche contenute erano rivolte alla denuncia del solito riformismo, alla lotta al capitale nazionale e alla borghesia domestica. Si sottolineava, come sempre, la necessità che i minatori si mettessero in contatto con il resto della classe inglese, la necessità della costituzione di comitati operai ecc... Un secondo motivo riguardava le differenze sul ruolo del partito con i bordighisti, che all’epoca oscillavano tra la riconquista dei sindacati e la creazione di sindacati di classe a seconda di come tirava il vento, senza minimamente prendere in considerazione la nascita di organismi di lotta fuori e contro i sindacati. Un terzo motivo stava nel condurre una battaglia polemica con la posizione della CCI, che legava il ruolo del partito alla generalizzazione delle lotte, perché a tutto il resto ci avrebbe pensato da solo il proletariato...

Storia

Lezioni della sconfitta: le cause oggettive dell’isolamento e della controrivoluzione

Questo testo apre un ciclo di articoli che costituisce un breve – e certamente incompleto – schizzo storico, volto a ricostruire il concreto svolgersi della lotta di classe in Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Nella prima parte analizzeremo le condizioni materiali in cui si trovò la rivoluzione isolata. In questo testo ci asteniamo deliberatamente da un’analisi teorica dettagliata delle piattaforme politiche e delle posizioni programmatiche delle parti coinvolte in questo scontro. Una simile analisi marxista a tutto campo sarà compito delle prossime pubblicazioni della nostra rivista. Per ora ci limitiamo a descrivere la realtà storica, che riflette con ineluttabile chiarezza un fatto crudo: la rivoluzione comunista mondiale, avviata nell’Ottobre 1917, trovandosi rinchiusa entro i confini nazionali di un paese arretrato, era oggettivamente condannata a una crisi durissima e alla controrivoluzione.

Programma

L’illusione del socialismo e la realtà del capitale nell’URSS

Il mito storico della contrapposizione globale tra il “libero mercato” dell’Occidente e il “piano socialista” dell’Oriente ha servito per decenni come comodo paravento ideologico per la borghesia mondiale. In realtà, da entrambi i lati della cosiddetta “cortina di ferro” operava l’inesorabile logica dell’autovalorizzazione del capitale. Il presente testo costituisce un articolo introduttivo che apre un ciclo di materiali sulla natura di classe dell’URSS. Rigettando il feticismo giuridico, tentiamo di analizzare il modello economico “sovietico” dal punto di vista di una rigorosa economia politica marxista, al fine di svelarne la vera essenza di ordinario capitalismo. Il compito di questo lavoro è delineare l’impianto concettuale di base per una successiva analisi dettagliata. Fondandosi sulla teoria classica e su un ricco materiale empirico – dalle testimonianze dell’alta nomenklatura e dalle pubblicazioni ufficiali fino ai dati sui “cechoviki” (imprenditori clandestini in URSS) dell’economia sommersa –, il testo dimostra in modo consequenziale che nell’URSS non furono aboliti né la legge del valore, né la classe dominante nella persona della borghesia, né il lavoro salariato e l’alienazione del proletariato. Nonostante l’illusione giuridica di un unico monopolio statale, in realtà nell'URSS dominava il più ordinario dei capitalismi, con tutti gli attributi ad esso propri: il denaro, la legge del valore, il capitale e il lavoro salariato. La struttura economica dello Stato non poteva del resto essere diversa, a causa della colossale arretratezza rispetto alle economie capitalistiche avanzate dell’Occidente e del livello criticamente inferiore di produttività del lavoro. Inoltre, l’URSS non fu mai isolata dal mercato mondiale; al contrario, essa funzionò nel suo ambito, subordinata alle leggi globali della concorrenza. L’esito conseguente di questo processo fu il crollo degli anni Novanta, quando la borghesia “sovietica” approfittò semplicemente del momento propizio per togliersi la maschera socialista.

Storia

L'ultima battaglia dei bolscevichi

Ci rivolgiamo a una delle pagine più tragiche, ma politicamente decisive, della storia del movimento operaio mondiale: la lotta eroica e coerente del Gruppo del Centralismo Democratico (i “decisti”). Mentre alla fine degli anni Venti la maggior parte degli oppositori di partito nutriva illusioni mortali sulla natura dello Stato sovietico, furono proprio i decisti (T. Sapronov, V. Smirnov e altri) i primi a trarre la rigorosa conclusione marxista: la controrivoluzione era compiuta, il PCUS(b) e l’apparato statale si erano trasformati in strumenti di sfruttamento capitalistico ostili al proletariato. Di conseguenza, non era necessaria una riforma interna al partito, bensì una nuova rivoluzione e la creazione di un nuovo partito, autenticamente operaio. Il valore particolare di questo materiale storico risiede nella spietata dissezione dell’ideologia di Lev Trockij e dei suoi sostenitori. Attraverso i documenti storici, dimostriamo come il rifiuto di Trockij di riconoscere la natura borghese del regime stalinista lo abbia condotto al funesto centrismo: sterili speranze in un “corso di sinistra” della burocrazia e la sostituzione dell’analisi di classe reale con ragionamenti astratti sulla “situazione internazionale”.

Politica internazionale

Rassegna internazionale, aprile 2026

Mentre le notizie parlano di una prossima stabilizzazione, il sistema sta attraversando una profonda crisi strutturale: i mercati sono saturi di debiti non garantiti, le nuove tecnologie privano alcuni vecchi settori dei profitti precedenti generandone di nuovi e altissimi per altri, e gli Stati, come prevedibile, vengono trascinati in guerre per le risorse. Non basta diagnosticare il capitalismo contemporaneo; è necessario comprendere perché il movimento operaio sia ora così debole e frammentato e, soprattutto, da dove, oggi stesso, i comunisti devono iniziare il lavoro pratico per organizzare le persone in vista dei futuri sconvolgimenti sociali, senza limitarsi all’attesa passiva di rivolte spontanee.

Editoriale

Lo strumento di lavoro e la cazzuola cibernetica

La redazione dichiara apertamente l'uso consapevole dell'IA generativa per la creazione delle illustrazioni della rivista, basandosi sulla concezione marxista della tecnica. La macchina è priva di teleologia e di autentica immaginazione: essa funge soltanto da docile "cazzuola cibernetica", un prolungamento ad alta tecnologia della mano e della mente umana. Guidando con rigore gli algoritmi, non li utilizziamo per simulare una "creatività" della macchina, ma per far rivivere il monumentale linguaggio visivo dell'avanguardia proletaria rivoluzionaria del 1917–1921. Sebbene le odierne reti neurali siano state create dalle multinazionali per generare profitto attraverso la monopolizzazione predatoria del "general intellect" dell'umanità, noi volgiamo questa contraddizione contro il capitale stesso. Rifiutandoci di vendere la rivista, non creiamo plusvalore, bensì produciamo esclusivamente valore d'uso: propaganda comunista. In tal modo, mettiamo in atto una "espropriazione inversa" tattica, costringendo l'infrastruttura del nemico di classe a operare negli interessi del proletariato e trasformando le tecnologie capitalistiche in un'arma intellettuale per la lotta di classe.

Programma

A proposito del “Manifesto”

Il lavoro sul nostro “Manifesto” ha rappresentato un passo importante nell’autodefinizione politica del gruppo e, come prevedibile, ha suscitato un vivo eco tra i compagni. Siamo sempre stati convinti che il marxismo non sia un dogma cristallizzato, ma una guida all’azione che richiede un costante…

Appello

APPELLO AI LAVORATORI DELLA RUSSIA

La storia della nostra organizzazione non è iniziata ieri. La maggior parte delle nostre pubblicazioni e dichiarazioni passate è oggi poco conosciuta. Pertanto, abbiamo deciso di iniziare a pubblicare nella nostra rivista alcuni materiali tratti dai nostri archivi. Uno di questi è la presente dichi…

Editoriale

Dalla redazione: una nuova fase

L’uscita del primo numero della rivista Prometeo Comunista è il risultato logico di quasi trent’anni di lavoro del nostro gruppo. Nelle condizioni di estrema debolezza del attuale movimento operaio e della frammentazion…

Politica internazionale

L’Iran come nodo nevralgico della crisi dell’imperialismo

Il presente testo rappresenta un’analisi marxista del ruolo dell’Iran nell’attuale crisi imperialista e delle dinamiche di classe interne al paese. Se gli ideologi liberali discutono della lotta tra “riformatori” e “conservatori”, noi dimostriamo che tutte le frazioni della borghesia iraniana sono…

Critica Estratti dai classici

La concezione apologetica della produttività di tutte le professioni

Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’…

Programma

L'introduzione e lo schema di Programma del Partito comunista internazionalista

Il gruppo "Prometeo Comunista" non si considera un «partito comunista mondiale o nemmeno il suo unico embrione» e vede la propria attività «come una parte del movimento pratico verso il comunismo, come una lotta per la creazione di questo partito». *Partendo da questo presupposto, riteniamo fondamentale scambiare esperienze e condurre discussioni con altre organizzazioni comuniste internazionaliste. "Lo schema di programma del Partito Comunista Internazionalista" e la relativa introduzione ad esso, appositamente scritta dai compagni di Battaglia Comunista, costituiscono i primi di una serie di pubblicazioni di documenti, articoli e materiali di altre organizzazioni comuniste. Consideriamo l'approfondimento di questi testi parte integrante del patrimonio teorico del marxismo e un elemento cruciale nella formazione della coscienza di classe del proletariato mondiale.

Programma

Dalla Manchester di Engels alla Manchester Globale

Gli ideologi borghesi ci convincono da decenni che il marxismo sia irrimediabilmente obsoleto, che la classe operaia classica sia scomparsa e che al posto dello crudele sfruttamento del passato sia giunta un’umanitaria “società post-industriale” di pari opportunità. Noi demoliamo questo mito, poggiandoci su un rigoroso analisi di economia politica. Dimostriamo che il capitale non ha affatto mutato la sua natura predatoria — ha semplicemente scalato le condizioni infernali della Manchester fabbrile del XIX secolo, descritte dal giovane Friedrich Engels, alle dimensioni dell’intero pianeta. Di fronte all'inesorabile caduta del saggio di profitto negli anni '70, il capitalismo ha lanciato i meccanismi della rivincita globale — ha delocalizzato la produzione fisica nei paesi del “nuovo” capitalismo, condannando miliardi di persone al supersfruttamento, mentre il proletariato delle metropoli imperialiste è stato frammentato e assoggettato tramite la gig-economy, il taylorismo digitale, la schiavitù del debito e le illusioni del capitale surrogato. In questo materiale sezioniamo l’anatomia del proletariato contemporaneo frammentato e dimostriamo che, nonostante la dispersione spaziale e professionale, il minatore in Congo, il corriere con GPS e l’IT specialista in burnout rimangono anelli di una stessa catena di estrazione del plusvalore. Per spezzare questa macchina globale di produzione di miseria e alienazione, la classe frammentata dei lavoratori salariati deve necessariamente superare l’atomizzazione imposta e prendere coscienza dei propri interessi di classe unitari. Solo un partito marxista mondiale può canalizzare la protesta spontanea del proletariato nel alveo della rivoluzione comunista.

Storia

In cerca della via

Questo testo rappresenta un saggio storico-politico che descrive il lungo cammino di formazione e di evoluzione ideologica del gruppo, dal suo sorgere alla fine degli anni Novanta fino al passaggio a nuove forme di lavoro ai giorni nostri. Il materiale racconta i primi passi dell’organizzazione sul…